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SUPPLY CHAIN FINANCE: UN’ALTERNATIVA PER LE IMPRESE E PER LE BANCHE PDF Print E-mail
Written by Marta L. Pasi, EFB Director at Finance Channel and Internal Strategy Consultant at Unicredit Management Consultancy   
Saturday, 19 December 2009 15:50
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La crisi finanziaria iniziata nel settembre 2007 ha presto assunto le caratteristiche di una crisi del credito con pesanti ripercussioni per le imprese dell'aerea euro-dollaro, la cui probabilità di default1 è salita al 54% in meno di un anno (source: AMR).

In particolare, la contrazione del credito disponibile e l'aumento del suo costo2 hanno reso la gestione del capitale circolante uno dei fattori critici di sopravvivenza delle imprese, ma la prima contromisura da esse adottata, ovvero quella di sfruttare il potere contrattuale relativo all'interno della filiera di appartenenza al fine di aumentare la dilazione dei pagamenti dei debiti commerciali e di diminuire quella d'incasso dei crediti commerciali (source: Demica Trends Research, May 2009), non si è dimostrata efficace: il 30% delle imprese dell'area euro-dollaro hanno dichiarato il fallimento nel 2008 (source: Creditreform, January 2009).
Tale contromisura, infatti, è stata condizionata dalla mancanza di coordinamento tra le imprese appartenenti alla stessa filiera e dall'elasticità strutturalmente limitata delle scadenze nelle filiere attuali, in quanto particolarmente complesse: multi-canale, delocalizzate, multi-sourcing.

L'alternativa potrebbe essere il supply chain finance, ovvero una forma di finanziamento estesa alla filiera che consiste nell'emissione, da parte delle banche, di capitale di debito garantito dai crediti commerciali complessivamente presenti in una filiera, grazie al supporto di una piattaforma tecnologica che permette di integrare le attività di “procurement” con quelle di “financing” per un insieme d'imprese fornitrici e di banche accreditate. In altre parole, si tratta di una cartolarizzazione automatizzata e documentata di crediti commerciali multi-impresa, e potenzialmente multi-scadenza, multi-giurisdizione e multi-valuta: dipende dalla localizzazione delle imprese della filiera.

I principali vantaggi per le banche si tradurrebbero in:

(i)           un aumento dei margini da aumento di volumi, propiziato sia dall'allungamento delle relazioni con un numero ampio e fisso di clienti corporate sia dalle possibilità di cross-selling3;
(ii)          un puntuale monitoraggio della qualità del portafoglio crediti;
(iii)         una riduzione dei costi operativi, propiziata dalla integrazione tra la funzione commerciale e l'area titoli.


I principali vantaggi per le imprese si tradurrebbero nella possibilità di:

(i)           usufruire di un sistema comune di valutazione e selezione della banche cui affidarsi;
(ii)          rendere liquidi, all'occorrenza, i crediti commerciali propri e dei fornitori strategici, così da stabilizzarne i cash flow e mantenere le relazioni commerciali.Le prime statistiche4 fornite da Euromoney e dalla Global Trade Review sulla diffusione dei sistemi di supply chain finance confermano i vantaggi attesi; e le adesioni aumentano, soprattutto tra le piccole medie imprese europee: +40% è il dato medio in Europa. 


1 Proxy del rischio di insolvenza dei clienti corporate e quindi del rischio di fallimento dell'impresa.
2 Disponibilità e costo del capitale di debito sono influenzati non solo dalle politiche delle banche centrali ma anche dai provvedimenti adottati dai singoli istituti bancari, come ad esempio: il blocco temporaneo dell'erogazione dei prestiti; l'inasprimento delle procedure di istruttoria per l'accensione di debiti di lungo periodo; il rientro, parziale o totale, delle posizioni debitorie in portafoglio.
 3 Ad esempio, offrendo servizi aggiuntivi come: credit facilities, treasury management, custodian.
4 Dati aggiornati al 30/04/2009.
Last Updated on Tuesday, 02 February 2010 09:57