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Basilea II ed il rapporto con la Piccola Media Impresa Italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Vincenzo Losacco, MIP MBA   

 

Basilea II indica il Nuovo Accordo di Basilea sulle nuove metodologie che le gli istituti di credito dovranno adottare per determinare i propri requisiti patrimoniali minimi a copertura dei rischi derivanti dallo svolgimento delle loro attività creditizie e non.

Secondo tale “Nuovo Accordo”, il grado di rischio connesso a ciascuna attività bancaria sia quantificato e fronteggiato da capitale proprio o meglio definito  “patrimonio di vigilanza”.

I cambiamenti imposti dal nuovo accordo (c.d. Basilea II) hanno avuto un forte impatto non solo sul sistema bancario (rischio operativo, sistema di rating efficiente, cambiamenti organizzativi), ma anche sul rapporto banche-imprese.


La maggior parte delle PMI italiane è caratterizzata da una sottocapitalizzazione che porta ad una valutazione non certo ottimale da parte degli istituti di credito nel momento della definizione del rating determinante per la quantificazione del costo del credito. Gli effetti sulle imprese in funzione del rating assegnato riguardano sia la possibilità che vengano incrementati o diminuiti gli affidamenti loro concessi, sia il costo degli stessi (pricing).

 


Il rating, che esprime la probabilità di default o di insolvenza  del debitore in un orizzonte temporale definito, dipende essenzialmente dalle caratteristiche patrimoniali, economiche e finanziarie dell'impresa cliente, nonché dal tipo di attività svolta, dal posizionamento sul mercato e dalla qualità del management. Infatti, le informazioni necessarie alla determinazione del rating dell'impresa cliente sono riconducibili a diverse aree:

· dati di bilancio (bilancio d'esercizio, crediti e debiti);
· dati qualitativi (piani d'espansione, posizione competitiva, strategie commerciali, qualità del management);
· dati andamentali (andamento nel tempo del rapporto tra l'impresa e la singola banca e tra l'impresa ed il sistema bancario in generale);
· dati settoriali (performance delle imprese operanti nello stesso settore, andamento delle vendite).

Quindi la probabilità di insolvenza o di default, che  rappresenta per eccellenza la misura del rischio di credito sopportato dall'istituto di credito in relazione allo specifico cliente debitore, non è l'unica determinante del costo del finanziamento, ma sono altrettanto importanti fattori quali: 

· la durata del prestito ed il relativo piano di rimborso,
· le garanzie offerte dalle imprese;
· le clausole legali legate al prestito (covenants); 
· l'ammontare del prestito e la forma in cui è concesso.

 

Al fine di ottenere un miglioramento del proprio rating, le PMI italiane dovrebbero aumentare il loro patrimonio netto per evitare la revoca del finanziamento o l'aggravarsi del costo del debito  ed, inoltre, a spingersi verso l'adozione di sistemi di pianificazione e controllo di gestione e di reporting adeguati a garantire un rapporto banca impresa trasparente.