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Enterprise Risk Management Intervista al Prof. Marco Giorgino con alcuni dettagli sul volume “Il risk management nelle imprese italiane”
Un libro sull'Enterpise Risk Management. Perché? «La gestione integrata dei rischi a livello industriale è un argomento abbastanza nuovo nel panorama italiano. L'evoluzione della gestione dei rischi finanziari è stata guidata da diversi provvedimenti legislativi, penso ad esempio alla recente entrata in vigore della direttiva europea Basilea II. In materia di gestione dei rischi nelle aziende industriali, invece, gli interventi legislativi sono stati meno numerosi e di conseguenza il settore si è sviluppato più lentamente. La letteratura italiana in tema di enterprise risk management è molto carente rispetto al contesto internazionale, ma si sta cercando di colmare questo gap. Il libro affronta, dunque, un tema innovativo per il nostro Paese: la gestione attiva del rischio come opportunità per le imprese».
Un capitolo del libro è dedicato al passaggio dall'insurance management all'enterprise risk management? A che cosa si deve questo cambiamento di prospettiva e quando è avvenuto? «Nei primi anni Novanta è cambiata la visione della gestione del rischio: da previsione delle probabilità di perdita, con una sensibilità solo verso la parte negativa del rischio, a strumento attivo a supporto dell' individuazione delle opportunità di sviluppo.
«Tradizionalmente il rischio è gestito per comparti, secondo il cosiddetto “approccio a silos”: il rischio finanziario ha una sua valutazione specifica, quello operativo ne ha un'altra e così via. L'ERM, invece, si basa sulla logica dell'integrazione al fine di ottenere un'esposizione netta e una gestione consolidata delle diverse categorie di rischio». Oggi le imprese sono più esposte ai rischi rispetto al passato. Gli imprenditori ne sono consapevoli? «Sì, allo stato attuale le imprese sono più esposte ai rischi rispetto al passato. Un fattore determinante è stato l'internazionalizzazione: gestire il business nel mercato interno comporta l'assunzione di determinati profili di rischio, affrontare i contesti internazionali aumenta le opportunità, ma anche l'esposizione ai rischi. In materia di risk management l'atteggiamento degli imprenditori cambia in base a diversi fattori: alla dimensione dell'azienda, al settore di appartenenza (il chimico, il petrolchimico, l'ambito finanziario sono quelli più all'avanguardia perché ci sono molte norme che disciplinano le attività) e alla cultura dell'imprenditore».
«Si tratta di una figura professionale che ha una conoscenza a 360 gradi dell'azienda, delle sue attività e dei suoi processi chiave. Grazie a queste sue competenze l'enterprise risk manager riesce ad interagire con tutti gli specialisti (manager funzionali, ecc…), raccogliendo le informazioni necessarie ad elaborare la valutazione di esposizione al rischio dell'azienda. Può essere un consulente esterno, ma è preferibile che lavori all'interno dell'impresa».
Nel libro vengono presentati anche degli esempi concreti di gestione del rischio. Quali sono e come sono stati studiati? «Si tratta di tre aziende italiane: Edison, Fastweb e Fiat. La domanda di base è stata: perché queste aziende hanno sviluppato una strategia di risk management? Dalla ricerca è emerso che le motivazioni erano diverse: necessità di rispettare le normative (compliance), alta incidenza del rischio sul business (il settore automotive è uno di questi) e fattori culturali. Nel 2002 la Fiat, ad esempio, ha adottato la strategia dell'enterprise risk management anche per migliorare la propria immagine, in un momento particolarmente critico della sua storia.
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